Benefici ambientali
Benefici ambientali diretti
Ricostituzione di un margine di sicurezza (si ferma l'abbassamento del livello di falda)
L'uso sostenibile delle acque sotterranee deve primariamente (anche se non solo) assicurare che la disponibilità futura della risorsa non sia minacciata dal sovrasfruttamento. La prima condizione è di assicurarsi che il bacino non si allontani in modo critico dalle condizioni di equilibrio dinamico, per quanto concerne il bilancio inputoutput (ricaricaemungimento, scarico naturale).
L'acquifero del Bientina era stato allontanato da condizioni accettabili al punto da essere interessato da un fenomeno di collasso (per fortuna transitorio) già una volta.
Gli effetti del sovrasfruttamento della risorsa hanno tracciato, fino all'avvio del progetto A.S.A.P. un percorso che avrebbe riportato al collasso. Il beneficio ambientale primario diretto del progetto è stato quindi quello di portare l'acquifero del Bientina fuori da condizioni di rischio il cui indicatore primario è rappresentato dall'andamento del livello di falda.

I dati indicano che è stata raggiunta l'inversione di tendenza.
È stato quindi conseguito il primo beneficio ambientale diretto per quanto concerne l'obiettivo di arrestare l'abbassamento del livello di falda.
Questo risultato non è tuttavia acquisito per sé.
Come previsto dal protocollo A.S.A.P. per assicurare un equilibrio dinamico distante da condizioni di rischio bisogna che i prelievi non tornino ad aumentare.
Ciò implica di assicurare un sufficiente livello di manutenzione del sistema idropotabile su cui A.S.A.P. agisce, di garantire che altri prelievi (per esempio industriali) non compensino (in negativo) i miglioramenti conseguiti sul fronte idropotabile, che la domanda non evolva in maniera incompatibile (e su questo punto la pianificazione territoriale consapevole può contribuire in maniera significativa.
Riduzione della vulnerabilità agli inquinanti (le pressioni interne ritornano l'equilibrio)
La vulnerabilità agli inquinanti si riferisce alla caratteristica intrinseca dell'acquifero che rappresenta la sua sensitività (propensione) ad essere negativamente interessato da un carico di contaminanti. Una possibile lettura, teoricamente utile quando si debba esaminare sia l'aspetto della protezione ambientale che quello della sicurezza dell'acqua immessa nel circuito potabile, è che la vulnerabilità sia l'inverso della capacità di assorbimento degli inquinanti usata nella gestione delle acque superficiali.
Con un simile schema sarebbe possibile avere condizioni di alta vulnerabilita senza rischio di inquinamento, perché non c'è carico inquinante, o viceversa.
La questione non è puramente speculativa, perché nel caso dell'acquifero del Bientina si sommano due fenomeni: uno positivo, di riduzione del rischio di esposizione ad inquinanti determinato dall'intervento A.S.A.P. e l'altro di contaminazione (naturale) dovuta all'evoluzione (indotta dal sovrasfruttamento) delle dinamiche interne dell'acquifero, i cui effetti sono assai più lenti perché il loro recupero è legato al reinstaurarsi (ipotetico) dei flussi originali (precedenti gli anni di sovrasfruttamento) che non interessavano strati fortemente mineralizzati.
Per chiarire meglio: per l'acquifero del Bientina la vulnerabità agli inquinanti è stata ridotta con il progetto A.S.A.P., cioè è meno probabile che un inquinante entri nell'acquifero. L'aumento delle pressioni interne (si tratta lo ricordiamo di un acquifero confinato), rendono meno probabile l'intrusione di contaminanti anche nelle aree di interferenza.
Tuttavia, siccome l'acquifero è stato sovrasfruttato a lungo, si sono creati flussi che interessano gli strati più profondi e più ricchi di metalli. Il contatto con questi strati peggiora la qualità dell'acqua. Può darsi che, se l'acquifero riacquista condizioni ottimali per un tempo sufficientemente lungo, si ripristino flussi più alti e restino esclusi questi strati contaminanti.
Miglioramento della qualità dell'acqua (i soluti ritornano all'equilibrio naturale)
Con l'aumento della pressione interna (e quindi con con l'innalzamento della testa dell'acquifero) si ha una diminuzione del campo di velocità diretto verso le zone di maggior prelievo.
Poiché la velocità è un determinante del movimento dei contaminanti e del trasporto di soluti, si è prodotto un intervento positivo.
Il trasporto di soluti avvenuto nel tempo a seguito del sovrasfruttamento e dell'accentuarsi di questo campo di moto ha contribuito ad aumentare le concentrazioni dei soluti naturali in prossimità dei pozzi. L'accumulo di queste sostanze in prossimità dei pozzi si risente ancora e dovrà essere assimilato. Il contributo del progetto A.S.A.P. è stato proprio quello di rallentare significativamente il richiamo di soluti dalle zone più distanti (ed eventualmente dalle interferenze con gli strati più profondi) e di permettere che si avvii il processo di assorbimento.
Risparmio energetico
A fronte di una riduzione del volume di acqua messa in movimento del sistema si è potuto constatare un riflesso positivo sulla quantità di energia impegnata.
Nel sistema del servizio idrico si deve considerare anche la quota parte di energia necessaria al trattamento delle acqua parassite che, disperse dalle condotte acquedotto arrivano tramite i collettori di fognatura fino ad essere depurate con grossi dispendi di energia.
Per valutare questa componente si è determinato il valore dell’energia media per mc relativo ai volumi depurati dei principali impianti ricadenti nel distretto A.S.A.P. (0, 747 kw/mc). Ad una quota del 30% del volume di perdite recuperato è stato poi applicato questo indice. In pratica si è supposto che il 30% delle perdite “entri nelle fognature” e passi al processo depurativo elevandone i costi.
Nel solo anno 2008, la quantità di energia complessivamente immessa per i sollevamenti acquedotto e per la relativa parte di depurazione di cui sopra, ha avuto una flessione di 1,3 milioni Kwora/ anno, (rispetto al 2005).
Considerando che una centrale a petrolio introduce in atmosfera circa 725 grammi di CO2 per Kw ora prodotto si può stimare (per il 2007 e 2008) una riduzione di circa 1400 tonnellate di CO2 nell’ambiente.
Rilevanza di A.S.A.P. per questioni significative in ambito ambientale
I risultati del progetto A.S.A.P. sono rilevanti per:
- il settore dell'acqua potabile e delle industrie ad esso collegate;
- il quadro legislativo relativo alla Direttiva Quadro sulle Acque o WFD (Dir 2000/60/EC);
- alcuni dei capitoli del 6EAP (Sesto Programma di Azione Ambientale).
Settore dell'acqua potabile
I risultati del progetto A.S.A.P. dimostrano che è possibile intervenire per ridurre la pressione sugli acquiferi attraverso un intervento sistemico che parte dalla regolazione del flusso e della pressione al rubinetto.
L'approccio A.S.A.P. è specialmente utile e porta benefici ambientali e di sostenibilità economica in questo settore perché:
- ha dimostrato che è possibile intervenire per ridurre la pressione ambientale aumentando le performance di una rete idrica anche con investimenti relativamente limitati e su scala anche mediopiccola;
- ha mostrato come l'effetto gestionale (acqua fatturata e riduzione dei costi energetici) sia positivo e giustifichi l'intervento;
- ha mostrato che il vantaggio sul lungo termine è cumulativamente maggiore di quello di breve periodo, e perciò l'approccio A.S.A.P. dovrebbe essere incluso nelle metodiche standard in fase di progettazione di nuove reti o del revamping di reti esistenti;
- ha mostrato che è conveniente implementare l'approccio A.S.A.P. in tutti i casi in cui c'è un carico variabile (tipicamente la pressione turistica in zone costiere).
Durante lo sviluppo del progetto A.S.A.P. si è compreso che vi sono ancora altri spazi di integrazione del sistema per renderlo ancora efficace dal punto di vista ambientale e della sostenibilità economica: per esempio sono interessanti i fronti della misurazione e regolazione della domanda, della ispezione delle reti, della modellazione fine, dell'impiantistica idraulica interna alle abitazioni.
Per quanto concerne l'indotto dell'industria dell'acqua, il protocollo A.S.A.P. apre allo sviluppo ulteriore e alla diffusione massiccia del telecontrollo e all'ulteriore affinamento dei dispositivi di modellazione e regolazione per quanto riguarda l'ottimizzazione energetica.
A.S.A.P. in relazione al quadro legislativo relativo alla Direttiva Quadro sulle Acque
Il protocollo A.S.A.P. è stato incluso nelle raccomandazioni che la Federazione delle utilities ha sottoposto alla Regione Toscana per delineare una nuova normativa regionale in materia, anche in vista dell'armonizzazione delle competenze dei diversi organismi nel quadro del Piano di Bacino.
Il progetto A.S.A.P. ha poi messo chiaramente in correlazione la pianificazione territoriale con lo sfruttamento al limite dell'esaurimento della risorsa idrica ed ha prodotto sollecitazioni istituzionali perchè il principale fattore che rientra nelle competenze del beneficiario (cioè gli insediamenti abitativi) venisse esaminato in maniera sistematica.
Il risultato è stata l'aggregazione attorno al progetto WIZ WateriZe spatial planning (presentato nel quadro dell'invito LIFE+ 2009) dei principali attori: Acque S.p.A. in quanto gestore unico, l'Autorità di Bacino del Fiume Arno, e FUNITG per la parte di valutazione della dimensione europea e di comunicazione con i cittadini. Il progetto ha l'obiettivo di rendere disponibile la proiezione della disponibilità di risorsa idrica in relazione agli scenari di cambiamento climatico ai decisori della pianificazione territoriale (in particolare i sindaci che autorizzano gli insediamenti abitativi) e ai cittadini (che così potranno decidere se partecipare alla costruzione di una casa in una zona già potenzialmente sofrasfruttata dal punto di vista idrico).
A.S.A.P. in relazione ad alcuni dei capitoli del 6EAP (Sesto Programma di Azione Ambientale)
In estrema sintesi A.S.A.P. contribuisce al 6EAP per:
- approccio strategico, infatti ha mobilitato più strumenti intorno alla questione della difesa delle acque sotterranee, generando un approccio che ora è diventato strutturale a livello del gestore Acque, sta diventando mainstream a livello regionale (Toscana) e delle aziende partecipate da ACEA a livello nazionale, ed è stato ripreso e rilanciato a livello sovranazionale dall'Instituto Tecnológico del Agua (ITA) dell'Università Politecnica di Valencia.
- uso sostenibile delle risorse, in particolare attraverso il lavoro di modellazione per l'individuazione delle condizioni di equilibrio dell'acquifero, intese come condizioni da garantire.
- policy making, attraverso lo sforzo di definire l'approccio A.S.A.P. come asse portante dei piani di gestione a livello di ambiti ottimali di gestione, e potenzialmente a livello più ampio, per esempio con l'assimiliazione a Best Available Techniques (BAT) di A.S.A.P. e progetti di analogo apporto, suggerendo che l'adozione delle migliori pratiche debba diventare più pervasiva nelle politiche e programmazioni.